Il paese è diviso in due settori: la "Caggiano romano-medioevale",
chiusa ancora fra le mura ben solide, che ricordano episodi oscuri ed
eroici del primo medioevo, con l'arco orientale ancora intatto, e la
"Caggiano moderna", che ha subito un enorme sviluppo nell'ultimo
dopoguerra. Le origini di Caggiano si perdono nella notte dei
tempi. Non sarebbe fuori luogo affermare che Caggiano - se si
dovesse escludere la gola di Veteranuso - sorge sui ruderi dell'antica
e misteriosa Ursentum ma l'origine del suo nome è ancor più misteriosa:
molto probabilmente l'attuale paese ricostruito sulle rovine di
Ursentum distrutta durante la seconda guerra punica ebbe un proprio
nome che i barbari tramandarono, dopo averlo corrotto o trasformato, e
i Bizzantini grecizzarono chiamandolo Cauchighiano, Caughiano, Cacanio,
Caciano e di lì, attraverso altre trasformazioni, Caggiano. Caggiano
ebbe due chiese di rito greco: la chiesa di Santa Maria dei Greci e
quella di Santa Caterina.
Il
territorio di Caggiano, per la sua "favorevole" conformazione, è stato,
nelle epoche passate e nelle recenti, luogo obbligato di passaggi di
eserciti, adatto alla battaglie e agli agguati. Annibale vi scorrazzò a
suo piacimento: vi si fermò, devastò, incendiò ed, infine, tese il
singolare agguato al Console Marco Marcello. Tra queste alture gli
Ursentini combatterono l'ultima loro battaglia; quando videro che era
tutto perduto, offrirono se stessi e i loro figli in olocausto alla
libertà perduta. Al cospetto di queste terre, alle pendici degli
Alburni, Spartaco sacrificò la sua vita nel 71 a.C. e con essa la fine
del suo grandioso sogno. Poi venne la lunga notte del Medio Evo e i
barbari, da Alarico ad Atalarico, dai Goti ai Longobardi, tutto
incendiarono: devastarono, uccisero e taglieggiarono, eliminando ogni
segno di vita. Il territorio tutto divenne un cimitero e i suoi
abitanti, scampati a quegli avvenimenti, furono costretti alla fuga.
Delle
quattro porte di accesso presenti lungo le Mura di cinta, uno degli
accessi, denominato Porta del Ponte e posto nella parte orientale,
aveva un ponte levatoio. Le Mura di cinta sono state interessate da un
recente intervento di recupero e pertanto sono in buono stato di
conservazione. Il Castello è di proprietà di privati e gli spazi
interni purtroppo non sono visitabili dai turisti. La Chiesa Madre del
SS. Salvatore si mantiene in buono stato di conservazione; all'interno
di essa sono presenti numerosi affreschi ed oltre all'altare Maggiore
in marmo gentile colorato sono presenti due altari laterali nel
Presbiterio. Da ricordare all'interno della Chiesa l'importante Pergamo
di Fortunato Cafaro, per la cui realizzazione fu premiato nel 1921. La
Chiesa di Santa Caterina Vergine e Martire ha una struttura a crociera
ed è attualmente interessata da un intervento di recupero. La stessa
conserva ben sei opere del celebre pittore Nicola Peccheneda datate
1769, tra le quali si segnalano il "Cristo e l'adultera" ed "Il Sangue
del Redentore". Gli storici ritengono sia stata la prima Chiesa eretta
nel paese. Fino all'anno 1770 ha conservato la vera forma di chiesa
greca e da i dieci anni immediatamente successivi (1780) custodisce
gelosamente ben nove opere del celebre pittore Nicola Peccheneda, tra
le quali la celebre "Madonna del Carmine con angeli e dannati". È
chiusa al culto per il suo pessimo stato di conservazione e purtroppo
non è visitabile.
S.Stasio
Monumento funerario (I sec. a.C. - Isec. d.C.) di Gresia Tertia. |